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	<title>Progressive Knowledge Economy</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
	<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:46:50 +0000</pubDate>
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		<title>Il Partito delle Liberta&#8217; contro la libertà di Internet: commento della Reuters e di Mucchetti sul Corriere</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ecco qui la notizia della Reuters sul decreto legge previsto dal viceministro Paolo Romani contro la libertà di Internet. Probabilmente interverrà l&#8217;Unione Europea contro la censura preventiva tentata dal governo sui video Internet. Si tratta di una censura unica al mondo: anche in Cina, dove c&#8217;è il partito unico, hanno difficoltà a chiedere la registrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></p>
<p>Ecco qui<a href="http://www.reuters.com/article/idUSTRE60P4I220100126?feedType=RSS&amp;feedName=internetNews&amp;utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Reuters%2FInternetNews+%28News+%2F+US+%2F+Internet+News%29&amp;utm_content=Netvibes"> la notizia della Reuters </a>sul decreto legge previsto dal viceministro Paolo Romani contro la libertà di Internet. Probabilmente interverrà l&#8217;Unione Europea contro la censura preventiva tentata dal governo sui video Internet. Si tratta di una censura unica al mondo: anche in Cina, dove c&#8217;è il partito unico, hanno difficoltà a chiedere la registrazione obbligatoria dei blog.</p>
<p>Guardate anche il<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/24/Mediaset_proteste_senza_proposte_co_9_100124088.shtml"> commento di Massimo Mucchetti</a>, giornalista economico del Corriere della Sera, alla mossa di &#8230; Minculpop (così la definisce Mucchetti) che il governo sta tentando: lo condivido al 100%. Equiparare Internet alla Tv è fuori dal mondo. Invece occorre più concorrenza in campo televisivo.</p>
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		<title>Il caso Berlusconi, l&#8217;Economist e la manifestazione di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 00:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Difficile in questi tempi non parlare di politica. Parliamone. Il centro-destra ha ricevuto più voti di tutti, e Berlusconi è legittimato a governare? sì certamente. Però in democrazia i governi possono essere criticati e credo che sia opportuno per l&#8217;Italia che faccia un passo indietro. Perché? Lo spiega lucidamente l&#8217;Economist in un articolo che riporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></p>
<p>Difficile in questi tempi non parlare di politica. Parliamone. Il centro-destra ha ricevuto più voti di tutti, e Berlusconi è legittimato a governare? sì certamente. Però in democrazia i governi possono essere criticati e credo che sia opportuno per l&#8217;Italia che faccia un passo indietro. Perché? Lo spiega lucidamente l&#8217;Economist in un articolo che riporto più sotto integralmente. Leggetelo. Non è necessario essere sempre d&#8217;accordo con l&#8217;Economist per trovare interessante l&#8217;articolo o condividerlo. Vale la pena di leggerlo integralmente, anche per capire come l&#8217;attuale classe politica nazionale viene vista all&#8217;estero.</p>
<p>Ma prima vorrei dire due o tre cose: io sono molto attaccato ai &#8220;vecchi&#8221; canoni della democrazia liberale, certamente migliorabile, ma certamente da non gettare. Credo alla separazione dei poteri, alla separazione tra potere economico e quello politico, alla separazione tra potere dei media e potere governativo, alla separazione tra i poteri del parlamento, dell&#8217;esecutivo e della magistratura. La democrazia è fatta di partecipazione dei cittadini e anche di pesi e contrappesi. Mi pare invece che si vada verso una commistione e una concentrazione perfino personale dei poteri - politico, dei media ed economico - davvero nocive per lo sviluppo di una società avanzata, articolata, libera e democratica.</p>
<p>La televisione è, come dice il Censis, e come risulta dalla relazione delle Autorità delle Comunicazioni, il mezzo di gran lunga più utilizzato dagli italiani per informarsi. Tre reti tv e un impero editoriale, con giornali e periodici annessi, contano moltissimo in politica e nelle elezioni, ed è più che lecito interrogarsi se il premier avrebbe potuto ottenere il successo elettorale che ha avuto e arrivare dove è arrivato senza averne il controllo. Non si può dire che Berlusconi abbia successo e prevalga solo grazie ai suoi media, ma certamente questo non è assolutamente secondario. Diciamo che  &#8230;.. è in condizione di forte vantaggio. E la questione del conflitto di interessi non è mai stata risolta, anzi è peggiorata, perché, come lo stesso Berlusconi afferma apertamente -l&#8217;uomo ha la virtù della franchezza -, è in casa sua che si sono fatte le nomine Rai. Ma questo è pienamente liberale e democratico? Anche se neppure il centro-sinistra ha fatto una legge sul conflitto di interessi, a me sembra di no. Il problema rimane. Non lo pensate?</p>
<p>Inoltre credo che i politici debbano essere assolutamente protetti sul piano giudiziario per le loro attività in quanto politici, ma che come cittadini non siano al di sopra delle leggi. Altrimenti tutti i furfanti correrebbero in Parlamento per mettersi al riparo dalla legge, e questo è assurdo. I premier, tutti i premier, compreso Berlusconi, proprio come tutti i cittadini, sono innocenti fino a prova contraria, ma nessuno a mio parere - e in questo Fini ha ragione - può reclamare l&#8217;immunità assoluta e porsi al di sopra della legge. Meno che meno il massimo rappresentante del governo.</p>
<p>La manifestazione di Roma del 5 dicembre nasce dai cittadini in rete: mi sembra che sia un&#8217;iniziativa pienamente legittima e democratica, al di là del fatto che i partiti ci partecipino o no, che se ne attribuiscano o no il merito. Dimostra la capacità della rete di dare voce democratica ai cittadini, in questo caso una voce di protesta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Ecco l&#8217;articolo dell&#8217;Economist del 3 dicembre 2009, spero che la rivista mi perdoni se lo riporto integralmente. Potete tradurlo facilmente con i traduttori automatici incorporati nei browser. E&#8217; intitolato: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il nostro primo ministro preferito.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong>Tempo di dire addio</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Silvio Berlusconi’s political career is teetering on the brink. He should go.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Even by his standards, it has been a bad week for Silvio Berlusconi, Italy’s prime minister. A court demanded surety for a huge fine on his Fininvest company, over its 2000 purchase of Mondadori, Italy’s biggest publisher. His wife, Veronica, is seeking a vast divorce settlement. His trial on charges of bribing a British lawyer, David Mills, is restarting after his immunity was quashed. New claims are being aired of one-time Mafia connections. A “No Berlusconi Day” protest is being staged in Rome this weekend. Mr Berlusconi has made political survival an art, but even he now looks to be in trouble (see article).</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">The Economist’s view of Mr Berlusconi has been consistent. We criticised his political debut in 1993-94. In 2001 we said he was unfit to rule Italy. In 2006 we advised Italian voters to say “Basta!” to his government. We urged them to back his centre-left opponent in March 2008. Yet we have been cautious over joining the extensive and prurient commentary on a lurid array of sex scandals that have engulfed the 73-year-old prime minister this year. We prefer to judge him on two more substantive matters: the conflicts of interest between his business and political jobs, and his government’s performance.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">This week’s events have thrown a dark light on the first. The resumption of various court cases involving him or his associates, plus a series of other business and legal issues, are distracting him and his government from their other responsibilities. The damage is visible. With the financial crisis and the recession, attention has shifted from Italy’s economic difficulties to the plight of places like Greece. Yet although Italy’s admirable small businesses in the north are thriving, the country as a whole still lags behind badly. In the year to the third quarter its GDP shrank by more than the euro-area average, and it is expected to fall by almost 5% in 2009, as big a drop as in any other big west European country.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Mr Berlusconi’s government has been shockingly dilatory in its response. For a long time the prime minister denied that Italy would go into recession. He used the parlous public finances as a reason to justify why Italy’s fiscal stimulus should be much smaller than in other big countries. Unlike a few braver political leaders, he also failed to promote the sorts of economic reform needed to restore the country’s competitiveness, which has deteriorated sharply against Germany’s. Italy remains over-regulated and comes out distressingly badly in international league tables for such things as the ease of starting a business, the extent of corruption, the level of a country’s research spending and the quality of its education.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> In his third government Mr Berlusconi has also pursued an eccentric foreign policy out of kilter with Italy’s Western allies. He has cosied up to Russia’s Vladimir Putin and Libya’s Muammar Qaddafi in pursuit of Italian energy interests (this week he was in Belarus, chatting up another dictator, Alyaksandr Lukashenka). Under Mr Berlusconi, Italy continues to punch below its weight in the European Union and the world.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Go, go, Silvio</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Partly thanks to his own machinations, there is no obvious successor if Mr Berlusconi quits. Indeed, some supporters say it is better to stick with him because the alternative would be chaos. Yet Italy has other potential leaders: Gianfranco Fini in his own party, who is openly plotting to oust Mr Berlusconi; Pier Ferdinando Casini in the centre, who held aloof from his third government; even the new centre-left leader, Pierluigi Bersani, who pushed reforms in the government of Romano Prodi. One of these would surely come to the fore were Mr Berlusconi to go. Whoever does might even complete the country’s transformation, which Mr Berlusconi halted in its tracks when he entered the political stage in the 1990s. Italy would be better off if il cavaliere now rode out of the scene.</p>
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		<title>Ma anche la Costituzione è di sinistra? o addirittura comunista?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 17:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Tutto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi risulta. Almeno, non se ne è accorto nessuno per sessanta anni, che pure sono stati di democrazia (non perfetta), e certamente non di comunismo. E allora perché il governo, premier compreso, hanno giurato sulla Costituzione se poi viene sempre contestata la Magistratura e se si va contro i massimi organi dello Stato previsti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi risulta. Almeno, non se ne è accorto nessuno per sessanta anni, che pure sono stati di democrazia (non perfetta), e certamente non di comunismo. E allora perché il governo, premier compreso, hanno giurato sulla Costituzione se poi viene sempre contestata la Magistratura e se si va contro i massimi organi dello Stato previsti dalla Costituzione quando questi esercitano la loro funzione magari non dando sempre ragione al governo? Se le regole di base vengono sistematicamente attaccate è difficile che la società si sviluppi. Il governo è di centro-destra, è un organo chiaramente e legittimamente politico, ma le istituzioni non sono né di destra né di sinistra - al di là delle persone, che hanno ovviamente le loro libere opinioni- e devono fare solo il loro dovere senza condizionamenti e pressioni di sorta, proprio per regolamentare e vincolare il potere degli eletti. Questa è la democrazia del check and balance, altrimenti c&#8217;è la dittatura della maggioranza eletta, che non è una bella cosa. La Corte ha detto che per fare scudo al premier e alle altre cariche dello stato - come dice il lodo Alfano - occorre una modifica costituzionale. Niente di più e niente di meno. Sbagliato? Perché? Dove è lo scandalo? Non è che siccome uno è stato votato può essere assolutamente al di sopra della legge. Mica siamo nel medioevo. Allora tutti cercherebbero di essere eletti (e non per il bene pubblico&#8230;) ma per proteggere sé stessi. Le istituzioni democratiche che ci garantiscono la libertà vanno difese sempre, e non solo quando fa comodo. Criticarle è possibile e anche doveroso, ma la Costituzione dovrebbe essere difesa e rispettata, da tutti i cittadini, ma soprattutto dal governo. Non possiamo chiedere il rispetto della Costituzione solo agli immigrati &#8230;</p>
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		<title>W la manifestazione per la libertà di informazione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 18:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono riuscito ad andare a Roma ma mi unisco con il cuore e con il cervello alla manifestazione di sabato 3 ottobre indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dal sindacato unitario dei giornalisti, perché in effetti in Italia la libertà di espressione è minacciata. Ci sono buonissime ragioni per aderire alla manifestazione, che così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a>Non sono riuscito ad andare a Roma ma mi unisco con il cuore e con il cervello alla manifestazione di sabato 3 ottobre indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dal sindacato unitario dei giornalisti, perché in effetti in Italia la libertà di espressione è minacciata. Ci sono buonissime ragioni per aderire alla manifestazione, che così brevemente riassumo:</p>
<p>- non solo c&#8217;è l&#8217;anomalia di un premier che - diversamente che in tutti i paesi occidentali - controlla direttamente come azionista tre reti di Tv commerciali, ma l&#8217;anomalia diventa vulnus democratico ancora più grave se il premier decide, come lui stesso ha affermato, anche i vertici delle tv pubbliche RAI. Allora il problema diventa troppo serio, molto serio. Il premier decide su 5-6 reti tv che controllano oltre l&#8217;80% dell&#8217;audience nazionale. Dove è la democrazia liberale, la separazione tra economia e politica, il check and balance dei poteri? La manifestazione doveva essere decisa alcuni anni fa! Il fatto che questa situazione di conflitto di interessi, di commestione oggettiva e profonda tra potere politico e potere dei media e potere economico vada avanti da oltre un decennio non ne diminuisce la gravità, anzi la accentua!</p>
<p>- in Italia la stampa è sottodimensionata rispetto alla televisione. I proprietari dei giornali sono raramente editori puri, ma hanno altri interessi da difendere. Al premier fanno capo direttamente o indirettamente, oltre che 5-6 reti Tv, dei giornali che fanno agitazione politica. Inoltre i giornali sono in crisi a causa della crisi della pubblicità, della crisi dei lettori, della tivù straripante e della crisi globale, e hanno sempre più bisogno del sostegno pubblico e governativo. Ergo, rischiano di essere sempre meno indipendenti e sempre più subordinati. </p>
<p>- Il premier attacca i giornali e i giornalisti dicendo che sono &#8220;farabutti&#8221; e propone leggi che, con il pretesto della privacy, praticamente proibiscono di informare sui procedimenti giudiziari in corso. Allora occorre manifestare contro il rischio di censure dirette o indirette.</p>
<p>Occorre anche dare sempre più importanza a Internet, all&#8217;informazione libera sia on line che off line. Occorre ribadire la necessità dell&#8217;indipendenza e della competenza del mestiere giornalistico: i fatti importanti per il pubblico devono potere essere mostrati tutti, senza eccezioni per i poteri politici o economici. Poi i commenti e le interpretazioni sono un&#8217;altra cosa. La libertà di informazione deve essere protetta e tutelata da leggi veramente liberali! E i giornalisti non devono essere censurati o insultati - e messi da parte quelli &#8220;scomodi&#8221; - ma rispettati per il loro mestiere essenziale, dare le informazioni: e l&#8217;informazione libera è tutelata dalla Costituzione!</p>
<p> </p>
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		<title>ADUC e la Banda Larga. Il &#8220;pianino&#8221; del governo e la politica del tirare a campare</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 10:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>

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Non sono sempre d&#8217;accordo con l&#8217;ADUC, l&#8217;associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori. Ma questa volta riporto il loro comunicato di fronte al piano Romani per la banda larga. Ecco di seguito:
A fronte di toni da &#8220;rinascimento tecnologico&#8221;, il piano del governo per lo sviluppo della rete Internet in banda larga e&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></p>
<p>Non sono sempre d&#8217;accordo con <strong>l&#8217;ADUC, l&#8217;associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori</strong>. Ma questa volta riporto il loro comunicato di fronte al piano Romani per la banda larga. Ecco di seguito:</p>
<p>A fronte di toni da &#8220;rinascimento tecnologico&#8221;, il piano del governo per lo sviluppo della rete Internet in banda larga e&#8217; un pianino. Il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani ha si&#8217; promesso banda larga minima di 2 mega a tutti gli italiani entro il 2012, ma ha rimandato a tempi futuri e indefiniti il cablaggio a banda larghissima (connessioni a partire da 50 mega) e la definizione dell&#8217;assetto proprietario della rete dell&#8217;ultimo miglio, oggi di Telecom Italia.<br />
Al contrario e&#8217; stata ribadita la strategicita&#8217; dell&#8217;italianita&#8217; di Telecom Italia. &#8220;Il nostro interesse e&#8217; che Telecom rimanga un&#8217;azienda italiana&#8221;, ha detto Romani. Una promessa al vento, visto che Telecom Italia ha gia&#8217; oggi come suo principale azionista effettivo Telefonica, il gestore spagnolo, con cui Telecom Italia e&#8217; in forte competizione nell&#8217;importante mercato del Sudamerica.<br />
Quanto annunciato e&#8217; tutto il contrario di quanto gli utenti italiani, famiglie ed imprese, necessiterebbero. Per mantenere una parvenza di italianita&#8217;, a Telecom Italia continueranno ad essere assicurati privilegi anticoncorrenziali. Visto anche lo stato di salute finanziaria di Telecom Italia e la poca voglia di investire degli azionisti italiani.<br />
E&#8217; la classica politica del tirare a campare, per salvare capre e cavoli (italianita&#8217; e investimenti), il Paese perdera&#8217; l&#8217;uno e l&#8217;altro e ci ritroveremo tra qualche anno con Telecom Italia sempre in precario equilibrio (finanziario e societario), e fortemente in ritardo nelle infrastrutture di rete.<br />
Un mix che non favorira&#8217; neppure la crescita sana di altri gestori, che continueranno a fare concorrenza all&#8217;ex monopolista (che ancora controlla ben oltre il 50% del mercato), emulando le balle rifilate ai clienti.<br />
La pavidita&#8217; del governo, non e&#8217; prudenza, ma una politica suicida che fara&#8217; molte vittime, a cominciare dallo sviluppo economico ed occupazionale. Altro che rinascimento tecnologico.</p>
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		<title>Telecom Italia e la possibile fusione con Telefonica: fine della storia?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 15:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>

		<category><![CDATA[telecom italia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Corriere della Sera ha anticipato che i vertici di Telecom Italia starebbero studiando una fusione con Telefonica, il singolo maggior azionista di Telecom Italia. Allo stato dei fatti del momento che Telefonica capitalizza in borsa oltre il doppio di Telecom Italia, la fusione sarebbe tutto meno che alla pari, e di fatto si tratterebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></p>
<p>Il <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/maggio/10/Faro_dei_soci_Telco_Telecom_co_9_090510045.shtml">Corriere della Sera ha anticipato </a>che i vertici di Telecom Italia starebbero studiando una fusione con Telefonica, il singolo maggior azionista di Telecom Italia. Allo stato dei fatti del momento che Telefonica capitalizza in borsa oltre il doppio di Telecom Italia, la fusione sarebbe tutto meno che alla pari, e di fatto si tratterebbe dell&#8217;acquisizione, più o meno imbellettata, di Telecom Italia da parte della società spagnola di Tlc. In questa maniera si concluderebbe (abbastanza male) la storia iniziata con la privatizzazione di Telecom Italia, che dieci anni fa valeva il doppio di Telefonica e oggi vale meno della metà. Colpa della cattiva privatizzazione, e degli imprenditori senza capitale che hanno visto in Telecom Italia un&#8217;occasione di guadagno finanziario più che un&#8217;industria tecnologica avanzata, indebolendola costantemente. Se la fusione fosse alla pari, allora la partnership potrebbe avere un senso, altrimenti è solo un&#8217;acquisizione. Comunque con la fusione verrebbero risolti i problemi antitrust sollevati dalle autorità del Brasile dell&#8217;Argentina di fronte al fatto che Telecom Italia e Telefonica, alleati in Italia, sono invece concorrenti nei due paesi sudamericani, e che quindi la competizione potrebbe essere falsata. Era un problema ampiamente previsto fin dall&#8217;inizio!!</p>
<p>Il governo italiano si è vantato di aver salvato Alitalia dal fallimento grazie alla patriottica cordata nazionale. Ma come può allora disinteressarsi di una vicenda molto più importante come quella di Telecom Italia? Telecom Italia controlla le reti di telecomunicazione che sono strategiche per il paese e che fanno da traino per l&#8217;innovazione, l&#8217;economia della conoscenza e lo sviluppo economico. Fin dall&#8217;inizio <a href="http://nuovo.enricograzzini.it/?p=28">evidenziammo </a>su questo blog che la partnership tra Telecom Italia e Ttelefonica era molto problematica, perché si tratta di due concorrenti nello stesso nido. La soluzione potrebbe essere l&#8217;allargamento della partnership ad un altro alleato, per esempio un fondo di private equity o un fondo sovrano arabo. Ma Bernabè finora non è riuscito ad acquisire nuovi soci per controbilanciare il potere di Telefonica e trovare nuovi capitali. E anche il tentativo di rafforzare l&#8217;azionariato italiano non ha finora avuto successo: Mediaset potrebbe essere interessata a entrare in Telecom, ma il conflitto di interessi blocca anche questa possibilità, almeno finora.</p>
<p>Perché non viene lanciato un aumento di capitale di Telecom dedicato agli utenti? perché Telecom non può diventare una public company? perché il governo non interviene? Che cosa dice il governo?</p>
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		<item>
		<title>Per capire la crisi: un altro bellissimo libro di Luciano Gallino</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 21:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Finanza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Con i soldi degli altri&#8221;. Questo il titolo del più bel libro che ho letto finora sulla crisi finanziaria ed economica. Luciano Gallino, il maggior sociologo italiano, ha scritto un libro che spiega finalmente anche ai profani quali sono gli attori della finanza e come operano e perché hanno provocato questa crisi che va contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Con i soldi degli altri&#8221;. Questo il titolo del più bel libro che ho letto finora sulla crisi finanziaria ed economica. Luciano Gallino, il maggior sociologo italiano, ha scritto un libro che spiega finalmente anche ai profani quali sono gli attori della finanza e come operano e perché hanno provocato questa crisi che va contro l&#8217;economia, e che viene pagato soprattutto da chi lavora, intellettualmente o materialmente. È un libro molto utile anche per i non addetti ai lavori. Ma è possibile che siano i sociologhi a spiegare meglio degli economisti il chi, il come, il perché della crisi? Gli scienziati della società sono più accorti e critici dei &#8220;maghi&#8221; dell&#8217;economia, che invece non hanno previsto nulla, e che in maggioranza fino all&#8217;ultimo hanno celebrato le Lodi &#8220;libero mercato finanziario&#8221;.</p>
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		<title>RAI, censura, democrazia liberale e rispetto delle regole</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 10:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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Vauro è stato censurato per una vignetta; Santoro ammonito per un servizio di informazione. Mentre l&#8217;organigramma della RAI Tv pubblica viene deciso a casa del premier, come, secondo tutti i giornali (questa volta non smentiti)  ha detto lui stesso (scherzando?) rivolto a un giornalista Rai. In pratica il premier, principale azionista delle tre Tv private, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></strong></p>
<p><strong>Vauro </strong>è stato censurato per una vignetta; <strong>Santoro </strong>ammonito per un servizio di informazione. Mentre l&#8217;organigramma della RAI Tv pubblica viene deciso a casa del premier, come, secondo tutti i giornali (questa volta non smentiti)  ha detto lui stesso (scherzando?) rivolto a un giornalista Rai. In pratica il premier, principale azionista delle tre Tv private, ha nominato - anche se ovviamente non da solo - direttore generale e presidente della Rai, i quali stanno censurando Santoro e Vauro. Faranno la fine di <strong>Mentana</strong>? Un&#8217;altra semplice domanda: è così che si salvaguarda la libertà e l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione, beni indispensabili per il dibattito pubblico e aperto, per la democrazia e lo sviluppo? E&#8217; così che si risolve il conflitto di interessi in una democrazia liberale?  La situazione è paradossale e oltremodo illiberale: potere politico, economico e informazione sono estremamente concentrati!!! <strong>Dove è il bilanciamento dei poteri?</strong> Ci credo che la RAI diventa sempre meno servizio pubblico! per metà dipende direttamente dal governo e per metà sta diventando perfino &#8230; privata! Da parte mia <a href="http://nuovo.enricograzzini.it/?p=19">rinnoverei la richiesta </a>di fare in Italia come in Olanda e in Australia: abolire <strong>il canone come tassa di scopo e finanziare la Tv pubblica con la fiscalità generale</strong>, e soprattutto regolarla con norme che minimizzino i condizionamenti del governo e dei partiti. Una tv vera al servizio del pubblico e non del governo, controllata da una fondazione autonoma.</p>
<p>Non ho visto la puntata &#8220;incriminata&#8221; di Santoro. Ma Santoro ha fatto benissimo a sottolineare che nell&#8217;Italia delle mancanze di regole è mancata la prevezione, fondamentale perché i terremoti generino meno vittime. <strong>Se non vengono applicate le norme antisismiche è poco utile piangere i troppi morti quando le disgrazie accadono.</strong> La magistratura sta indagando sulla casa dello studente e l&#8217;ospedale, sugli edifici pubblici e privati crollati come cartapesta.  E&#8217; il suo dovere. Santoro censurato? Ma allora che cosa dire del <strong>presidente Napolitano</strong> e del <strong>presidente della Camera Fini</strong>, i quali - più che giustamente - denunciano che le norme antisismiche non sono state applicate e rispettate? e soprattutto che in futuro bisogna farle rispettare? censuriamo anche loro? e magari diamo libera a costruttori senza scrupoli di fare tutte le cose che vogliono, in modo che i morti si ripetano sempre più numerosi??</p>
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		<title>C&#8217;è il nuovo partito della libertà, ma cresce in Italia il problema enorme delle libertà e della censura su Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 20:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Internet]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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E&#8217; stato fondato il nuovo partito della destra-centro, un partito che si dice liberale e moderato, ma che nella pratica si fonda su - e pone al centro - un solo SuperLeader che fa da collante. Questo non è un blog direttamente politico, ma mi chiedo: come si può fondare un partito sulla leadership carismatica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a></p>
<p>E&#8217; stato fondato il nuovo partito della destra-centro, un partito che si dice liberale e moderato, ma che nella pratica si fonda su - e pone al centro - un solo SuperLeader che fa da collante. Questo non è un blog direttamente politico, ma mi chiedo: come si può fondare un partito sulla leadership carismatica di una unica persona, a cui inoltre dovrebbero - secondo i suoi desiderata - essere aumentati ulteriormente i già forti poteri? Mi chiedo: è liberale la forte concentrazione dei poteri? E il check and balance, ovvero il bilanciamento dei poteri? Mi chiedo: è possibile essere liberali, quando non viene rispettata la basilare <strong>distinzione liberale tra potere politico ed economico</strong>, quando il leader controlla 3 reti di tv commerciale, e nomina anche di fatto il presidente delle tre reti di tv pubblica? Cioè controlla o condiziona notevolmente circa l&#8217;80-90% dell&#8217;audience nazionale? Inoltre: come si fa a chiamarsi moderati, quando continuamente si mette in discussione la <strong>Costituzione democratica</strong>, quando si dice che in parlamento gli eletti vanno solo &#8220;per fare numero&#8221;, e quando ci si rifiuta perfino di confrontarsi con gli avversari politici, per esempio in Tv, come invece fanno tutti i leader delle nazioni e dei partiti liberali? Ma &#8230; non so &#8230;. <strong>possono venire dei legittimi dubbi su questa moderazione liberale? </strong>Qualcuno me lo spiega? Mi sembra che la nuova formazione italiana, almeno attualmente, sia molto diversa dai partiti di centro o centrodestra che ci sono in Europa. La cosa è molto importante perchè senza società aperta e decentrata, e con piena e completa libertà di critica e di confronto, non si può sviluppare l&#8217;Economia della Conoscenza.</p>
<p>Ma torniamo appunto a noi: non passa giorno che il partito delle libertà al governo non parli male di <strong>Internet </strong>e non faccia proposte illiberali, come quella di spegnere completamente d&#8217;autorità ministeriale i siti che ospitano - quasi sempre senza neppure saperlo - materiale ritenuto potenzialmente criminoso, <strong>anche in assenza di un mandato e di un intervento della magistratura. Un pò come in Cina. </strong>Sul sito <a href="http://www.amointernet.it/">amoInternet </a>- potete vedere su Youtube <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pZQHbkCmixw">la bella presentazione di Riccardo Luna, direttore di Wired Italia</a>  - è apparso un Manifesto che rifiuta questa logica illiberale e che invece<strong> mostra come Internet sia un luogo straordinario di innovazione e di democrazia da preservare e sviluppare</strong>. E&#8217; opportuno aderire. Infatti: &#8220;<strong>Internet è la maggiore scoperta del XX secolo&#8221; dice Rita Levi Montalcini.</strong> Internet è libera, e questo è bene, anche se ovviamente la libertà può essere usata male. Chi commette dei reati deve però essere responsabile personalmente di ciò che fa - mentre il sito che ospita i contenuti degli utenti dovrebbe avere solo la responsabilità di rimuovere ciò che è criminoso, assolutamente non di fare censure a priori di sua iniziativa, altrimenti entriamo in una logica &#8230;. semibrezneviana -. E&#8217; come se i gestori telefonici fossero responsabili di quello che i criminali dicono al telefono, e anzi dovessero a priori intercettarle e censurare gli utenti di loro iniziativa, sotto minaccia di chiusura, perché &#8230; potrebbero commettere dei reati!!! <strong>Sarebbe Assurdo</strong>!!! In uno stato di diritto non dovrebbe essere possibile chiedere ai gestori dei siti di &#8220;intercettare&#8221; e censurare gli utenti.  Anche <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2009-0194+0+DOC+XML+V0//IT">il Parlamento Europeo </a>si è espresso contro la censura a priori di Internet e per il bilanciamento tra libertà e repressione dei reati on line: perché in Italia vogliamo tornare indietro?</p>
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		<title>Meno cemento e più fondi e qualità per l&#8217;università e la ricerca</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 09:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Grazzini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Temevo che alla guida del Paese ci fosse un personale &#8220;vecchio&#8221; (non solo per età, ma soprattutto culturalmente), una casta politica che non capisce l&#8217;economia della conoscenza. La competizione e la sostenibilità ecologica, la qualità della vita e l&#8217;uscita dalla crisi oggi si giocano sull&#8217;aumento delle conoscenze e non sull&#8217;incremento del cemento. Dal ponte sullo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-100" title="blogger-enrico1" src="http://nuovo.enricograzzini.it/wp-content/uploads/2008/10/blogger-enrico1.jpg" alt="" width="240" height="214" /></a>Temevo che alla guida del Paese ci fosse un personale &#8220;vecchio&#8221; (non solo per età, ma soprattutto culturalmente), una casta politica che non capisce l&#8217;economia della conoscenza. <strong>La competizione e la sostenibilità ecologica, la qualità della vita e l&#8217;uscita dalla crisi oggi si giocano sull&#8217;aumento delle conoscenze e non sull&#8217;incremento del cemento.</strong> Dal ponte sullo stretto, costosissima, faraonica e dannosa opera, all&#8217;Expò (se mai riusciranno a mettersi d&#8217;accordo per organizzarlo!!! dopo anni di litigi per spartirsi i fondi!!!) questo vertice politico al governo sembra pensare solo al cemento e all&#8217;economia molto &#8220;materiale&#8221;. Non alle scuole, all&#8217;intelligenza, ai giovani e al futuro. Non all&#8217;economia immateriale che è al cuore della competizione. <strong>Così continuerà il declino!!!</strong></p>
<p><strong>Taglia indiscriminatamente i fondi della ricerca e dell&#8217;università, dove siamo già ultimi in Europa.</strong> Si taglia l&#8217;intelligenza per finanziare il cemento!!! Per uscire vincenti dalla crisi occorre invece finanziare l&#8217;intelligenza, potenziare le reti di cervelli e di comunicazione, aumentare il livello di vita della popolazione più svantaggiata - dai precari, agli operai, al ceto medio - anche per sostenere la domanda. Altrimenti le imprese restano ferme, aumenta la disoccupazione e cresce la crisi!! Dare soldi alle imprese - di cemento e non - non basta di certo!</p>
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